Intervista al Dottor Fabio Turco, neurogastroenterologo, ricercatore e caporedattore di Cannabiscienza

Buongiorno Dott. Turco, grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista ad InfioreScienza.

Si vuole presentare? Con piacere, sono un chimico farmaceutico, ho un dottorato in biotecnologie e ho fatto ricerca per diversi anni in ambito universitario. Attualmente sono caporedattore di Cannabiscienza, una società di formazione scientifica. Mi piace definirmi neurogastrocannabinologo, neologismo certamente un po’ lungo, ma che racchiude le mie specializzazioni.

Quando e come è iniziata la sua esperienza con la cannabis terapeutica?Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della Cannabis terapeutica durante le mie ricerche all’università, in particolare studiando il ruolo dei cannabinoidi e del Sistema Endocannabinoide nella fisiopatologia del sistema gastrointestinale.

Quali sono le principali patologie per le quali ritiene che la cannabis terapeutica abbia efficacia? Credo che la Cannabis sia particolarmente efficace per quelle patologie riportate nelle indicazioni ministeriali, come l’analgesia nel dolore cronico e la spasticità associata a sclerosi multipla. Accanto a queste, abbiamo evidenze importanti che indicano un’efficacia nel trattare l’epilessia, specialmente le forme maggiormente farmaco-resistenti e i disturbi del sonno. Personalmente poi ritengo che la Cannabis possa essere un’ottima terapia per trattare stati di ansia, disordini post-traumatici da stress e problematiche psicosomatiche come la fibromialgia, anche se in questi casi credo sia opportuno di parlare non di terapia in generale ma di terapia personalizzata, o come dicono gli inglesi tailored teraphy, terapia cucita su misura sul paziente.

Quali forme di somministrazione predilige? Non ho particolari preferenze, anche perché la via di somministrazione migliore dipende dall’esigenza del paziente. Ritengo comunque la via orale molto utile perché bypassa eventuali problematiche alle vie aeree superiori.

Quali sono gli effetti collaterali rilevati più spesso da chi utilizza questa terapia? Di solito sono effetti collaterali tutto sommato sopportabili e che scompaiono con la cessazione dell’uso, come nausea, vertigini e giramenti di testa.

Cosa può dirci dei suoi studi in merito al Sistema Endocannabinoide intestinale? È un campo di ricerca molto interessante, che sta aggiungendo ulteriori informazioni sulla capacità del Sistema Endocannabinoide di regolare il bilancio omeostatico del nostro organismo. In uno dei lavori a cui ho partecipato, ad esempio, abbiamo visto che il Sistema Endocannabinoide è convolto nel cosiddetto gut-brain axis, il sistema di comunicazione tra cervello ed intestino che fa si che il nostro umore si rifletta sulla salute nel nostro sistema gastrointestinale e viceversa. Se, in qualche modo, siamo ciò che mangiamo, è merito anche del Sistema Endocannabinoide.

Sappiamo che si occupa della stesura di articoli scientifici sulla cannabis terapeutica con Cannabiscienza, quanto reputa importante l’informazione e la comunicazione in questo ambito?
Reputo l’informazione scientifica fondamentale e, in questo periodo di pandemia, questo concetto è ormai chiaro a tutti, anche se spesso anche l’informazione scientifica si lascia prendere dal sensazionalismo e dal protagonismo, a scapito dei contenuti che vuole comunicare. Per questo noi di Cannabiscienza ci impegniamo quotidianamente per dare al nostro pubblico un’informazione più chiara possibile, senza però rinunciare al “rigore scientifico” che caratterizza il nostro modo di comunicare contenuti che, a volte, per la loro complessità, non sono di facile accesso. Direi che i riscontri positivi che riceviamo ci fanno capire di essere sulla strada giusta.

Con quale impatto, a suo avviso, il Covid ha inciso sulla reperibilità della cannabis terapeutica? Sicuramente ci sono state delle limitazioni, in particolare durante il primo lock-down del 2020. Tuttavia, devo dire che già prima della pandemia la situazione della reperibilità della Cannabis in Italia era tutt’altro che rosea. Scorte annuali che finiscono nei primi mesi dell’anno, lo stabilimento militare di Firenze che non riesce a soddisfare tutte le richieste, una burocrazia farraginosa che rende complicato il rifornimento dall’estero, sono tutte cose che ci fanno capire che c’è un’urgenza di modificare la legislazione sulla reperibilità della Cannabis Terapeutica in Italia

Cosa si augura per il futuro? Sulla scorta della domanda precedente, mi auguro che venga rivisto il sistema di produzione e distribuzione della Cannabis Terapeutica in Italia e che si dia la possibilità ad un maggior numero di soggetti, sia privati che pubblici, ad entrare in questo mercato, per dare la possibilità ad ogni paziente di ricevere la propria cura senza ulteriori complicazioni. In generale poi mi auguro che lo stigma che, purtroppo, ancora avvolge la pianta di Cannabis sia completamente eliminato, in base alle migliaia di pubblicazioni scientifiche che ci dicono che non solo la Cannabis è una pianta terapeutica, ma è una sostanza abbastanza sicura, con effetti collaterali gestibili e che non ha senso dal punto di vista scientifico, sociale ed economico vietarla. Considerando poi che i principali problemi dell’Italia sono, tra gli altri, la mancanza di posti di lavoro, un rapporto deficit/PIL molto elevato e la presenza pervasiva di una criminalità organizzata i cui maggiori proventi derivano dal traffico di stupefacenti, mi auguro che si arrivi alla legalizzazione della Cannabis, in modo da migliorare tutti questi problemi in un colpo solo.