Intervista al dottor Lorenzo Calvi, medico chirurgo specialista in anestesia, rianimazione e terapia antalgica.

Buongiorno Dott. Lorenzo Calvi, grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista a inFioreScienza.

Si vuole presentare?

“Buongiorno Mi chiamo Lorenzo Calvi, sono medico chirurgo specialista in anestesia, rianimazione, terapia antalgica, etnofarmacologia, e fitoterapia.”

Quando e come è iniziata la sua esperienza con la cannabis terapeutica?

” Da anni utilizzo ogni tipo di pianta in integrazione alla medicina convenzionale per trattare i miei pazienti. La cannabis è una delle piante più potenti nel modulare moltissime funzioni del nostro corpo nella vita quotidiana, ricordo le prime importazioni dall’estero con farmaci a base di cannabinoidi, importati per singolo paziente dal 2008.”

Quali sono i suoi obiettivi come ricercatore?

“Quasi 60 anni di proibizionismo hanno cancellato per anni ogni ricerca. Il contatto, lo studio scientifico di questa pianta è ancora una materia quasi vergine ed inesplorata. Una persona curiosa ha tantissimi dubbi e domande e senza una ricerca specifica non è possibile ancora rispondere a molti dubbi. Ci sono tantissime cose ancora da scoprire in tutti gli ambiti scientifici di questa pianta. Negli ultimi anni mi sono occupato della valorizzazione della pianta, nella scelta genetica, nelle metodiche agronomiche e trasformative per ottenere il prodotto più efficace e privo di effetti collaterali, personalizzabile totalmente al bisgono del paziente.”

Come medico, invece, quali sono le principali patologie di cui si occupa e qual è la fascia di età dei suoi pazienti?

“Negli anni ho potuto incontrare una casistica molto variegata di patologie che rispondono alla terapia con cannabinoidi. Principalmente mi occupo di dolore in tutte le sue manifestazioni. I cannabinoidi sono potenti alleati nella lotta contro ogni tipo di dolore (neuropatico, neoplastico, diabetico, degenerativo, fibromialgia), ma anche straordinari antiinfiammatori e modulatori del sistema immunitario con particolare riferimento al sistema digerente, utili nelle patologie autoimmuni e infiammatorie (Rettocolite ulcerosa, M.di Crohn, IBD, psoriasi, asma, disbiosi), patologie che comprendono spasticità (SM, paraplegie, tetraplegie, manifestazioni spastiche, dolorose o neurovegetative), non dimenticando le patologie degenerative (parkinson, alzehimer, demenza), il glaucoma, la sindrome di tourette, le epilessie, l’autismo, l’emicrania, l’insonnia, la depressione, la nausea e il vomito, l’anoressia, il supporto della cachessia nelle neoplasie, nel supporto del neuroglioblastoma, la PTSD, le dipendenze da altre sostanze. Seguo bambini di 1 anno, come anziani di 98, con tutte le fasce di età abbondantemente rappresentate.”

Che tipo di risultati ha potuto riscontrare tra i pazienti che usano la cannabis terapeutica?

“Oserei dire straordinari. Nella maggior parte dei pazienti, un’attenta personalizzazione permette di ottenere benefici terapeutici altrimenti impossibili da ottenere con altri farmaci, a pegno talvolta di pesanti effetti collaterali. Una sapiente posologia personalizzata permette di azzerare gli effetti collaterali e di godere dei benefici a lungo termine, e utilizzare meglio e a dosi meno tossiche le altre molecole. “

Quali sono gli effetti collaterali che i suoi pazienti le riferiscono più spesso?

“Un corretto approccio terapeutico fornisce al paziente la conoscenza del funzionamento dei cannabinoidi sul proprio corpo, sotto la guida del professionista, con l’obbiettivo di minimizzare gli effetti collaterali. Alcuni pazienti sensibili possono avvertire l’effetto psicotropo del thc quando dato sovradimensionato in dose ad un sistema non abituato. Altri effetti transitori e passeggeri all’ inizio comprendono secchezza delle fauci, iniezione congiuntivale, aumento della frequenza cardiaca, sonnolenza . Il consumo abituale terapeutico annulla gradualmente questi effetti”

In base alla sua esperienza, qual è l’approccio corretto per arrivare alla prescrizione di cannabis terapeutica più adatta al singolo paziente?

“Richiede un percorso terapeutico preciso e personalizzato che si sviluppa in più fasi terapeutiche. Instaurazione di un rapporto di fiducia e di contatto personale empatico tra paziente e terapeuta, raccolta l’anamnesi accurata del paziente fisica,psicologica e farmacologica, ascoltando e rispondendo ai dubbi che possano sorgere nell’utilizzo, spiegazione della corretta via di somministrazione, consigli pratici, ottimizzazione della posologia sulla scorta della varietà di cannabis più adatta alla situazione. Accenni sul problem solving e piccoli esempi di utilizzo cannabis.Follow up del paziente almeno a 2 mesi per il fine tuning della terapia e risolvere i problemi incontrati nel percorso. Nel concreto è un lavoro ben diverso dallo “scrivere la ricetta” come altri farmaci industriali, ma prevede un rapporto nel tempo con un terapeuta guida, un professionista specializzato esperto di riferimento che possa accompagnare il paziente ai risultati clinici nella maniera più efficace, economica e duratura possibile.”

Quando e come i pazienti arrivano a contattarla?

“Attraverso i più svariati canali, dalla mail ai social network, al passaparola, mi avvicinano alle conferenze, mi chiamano dopo le puntate degli speciali trasmessi nei network televisivi, mi scrivono dopo aver letto gli articoli pubblicati o tramite i portali dei gruppi con i quali collaboro.”

Proponendo una terapia a base di cannabis terapeutica si incontra spesso pregiudizio e incertezza, è successo anche a lei?

“Quasi nella totalità dei casi, ci sono ancora fortissimi pregiudizi su questa terapia, nonostante ampie evidenze scientifiche e casistiche all’oggi disponibili. Gli ostacoli compaiono ad ogni livello della filiera, dalla produzione e distribuzione del farmaco, alla prescrizione, alla formulazione, alla preparazione in farmacia e al riconoscimento della società della trasparenza e legalità di questo tipo di farmaci ( trasporto e consumo, penso alle forze dell’ordine, al problema patenti e CML, ai tribunali, nei luoghi di lavoro), rendendo talvolta molto difficile contestualizzare la terapia. Chi ha ancora qualunque pregiudizio in questa materia è perchè non la conosce, basa le proprie idee su miti e fandonie manipolate da un sistema proibizionistico di 60 anni, che ormai la comunità scientifica, l’evidenza pratico clinica e gli esperimenti fatti all’oggi confutano interamente.”

Fra i suoi pazienti, ha riscontrato problemi di approvvigionamento della terapia?

“Ricordo l’annus horribilis del 2017, in cui a maggio era finita la cannabis prevista per tutto l’anno. Fino a dicembre non è stato possibile trovare un fiore. Molti pazienti sono dovuti tristemente ricorrere al mercato nero. Attualmente navighiamo a vista. Le gare di appalto vinte da aziende estere ancora rappresentano una goccia nel mare rispetto al consumo reale. Purtroppo il problema nasce principalmente dalla sottostima che l ufficio centrale stupefacenti calcola sul fabbisogno annuo italiano di terapia, in una sorta di cartello monopolistico che tutela il suo prodotto di qualità inferiore, che ancora si frappone come ostacolo, al posto di essere una risorsa importante di fornitura di un prodotto farmaceutico”

Quanto è importante l’informazione e la comunicazione in questo ambito?

“Fondamentale! Viviamo all’oggi questi paradossi semplicemente perche l’informazione corretta non ha ancora raggiunto molte fasce della popolazione, soprattutto la classe politica, ancora sorda al problema. In italia ci si schiera o pro o contro questa pianta, basterebbe un approccio pragmatico, scientifico e laico per comprendere come una sostanza innocua possa aiutare la qualità di vita di moltissimi pazienti. Leggendo le informazioni già da anni disponibili si comprenderebbe facilmente anche in materia di economia sanitaria, l’enorme risparmio di risorse.”

Cosa si augura per il futuro?

-Ricerca seria, scientifica, indipendente ed accademica su tutti gli aspetti della filiera -farmaceutica e degli effetti fisiologici e patologie trattabili con cannabinoidi

-Meno pregiudizi

-Professionisti preparati e specializzati

-abbondanza di materia prima tramite produzioni controllate nazionali

-applicazione della legge nazionale sulla reimborsabilità del farmaco

-revisione delle leggi sugli stupefacenti riguardanti il thc,

-revisione in materia di analisi, procedure medico legali in merito ad incidenti stradali e patenti di guida.

Con quale impatto il Covid ha inciso sulla reperibilità della cannabis terapeutica?

“L’impatto che la pandemia ha avuto sulla reperibilià di cannabis terapeutica è stato e continua ad essere devastante. Negli ultimi mesi del 2020 e ancora oggi abbiamo la completa mancanza nel mercato delle varietà contenenti CBD, come se il ministero avesse, dopo, le due circolari irrazionali e prive di senso pubblicate in autunno sull’inserimento del cannabidiolo nella tabella stupefacenti e sul divieto di spedizione dei prodotti contenenti cannabis terapeutica da parte delle farmacie, avesse pensato di limitare l’accesso ai pazienti in estrema ratio, ostacolando burocraticamente l’importazione di bediol e bedrolite. La varietà bedica è assente da dicembre. La varietà FM2 manca sul mercato da gennaio e non verrà nemmeno prodotta a breve. La continuità terapeutica garantita costituzionalmente viene ormai calpestata senza alcun rispetto per il dolore e la salute dei pazienti con una superficialità impressionante e che definirei, a questo punto, criminale da parte dei funzionari burocrati, completamente avulsi dalla realtà dei pazienti italiani.”

Come questo periodo di emergenza sanitaria ha influito sui Suoi pazienti ?

“Assistere i pazienti in questo modo è diventato molto difficile. Con la mia esperienza di laboratorio, arrampicandomi ogni giorno sugli specchi, riesco, malgrado la situazione, ancora a fornire ad ogni paziente una medicina personalizzata utilizzando i pochi ingredienti farmaceutici disponibili. Ma la situazione di emergenza non può reggere ancora per molto, siamo arrivati a raschiare il fondo letteralmente. In un momento di sconforto, di incertezza generale sul futuro del mondo intero, ancora di più il valore terapeutico di un corretto uso della terapia con cannabinoidi,diventa uno strumento indispensabile e prezioso per la salute. Nel assistere un peggioramento clinico con il perdurare della pandemia che ha colpito soprattutto i pazienti con patologie del sistema nervoso (dolore cronico, sclerosi multipla, parkinson, demenze, alzehimer, tourette, adhd, epilessia, autismo) e patologie del sistema immunitario, sono testimone di un malessere generale diffuso e una sofferenza psicologica molto importante, in cui trovano perfetta collocazione i cannabinoidi come terapia sintomantica e di supporto anche psicologico.”