Intervista al Dott. Alfredo Tundo Farmacista Galenico

I: Buongiorno Dott. Alfredo Tundo, grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista ad InFioreScienza. Si vuole presentare?

T: Farmacista di Alliste in provincia di Lecce, titolare dell’omonima farmacia. Appassionato di galenica e di chimica in generale sin dai primi anni di università fino al 2003, anno in cui si è concluso il ciclo di studi.

Nei primi anni per puro divertimento, oltre alla classica galenica, come miglaia di capsule creme e soluzioni varie allestite, ho fatto cosmetici homemade stile LUSH (saponi e shampi solidi, bombe da bagno, schiumogeni. ecc), oleoliti da macerazione con classiche piante tipo Arnica, Artiglio del Diavolo, Calendula, Iperico ed una piccola coltivazione di Aloe da cui ottenevo i piu’svariati prodotti tutti frutto di tante giornate passate ad imparare dagli anziani del luogo cercando di non far dimenticare la loro conoscenza profonda delle piante ed del loro valore salutistico. Poi sono venuti gli anni della “chimica industriale” rivolta a soluzioni green come la produzione di Biodiesel e Glicerina dagli scarti di olio da frittura, tutto sempre a livello amatoriale per poter tenere “attivo il cervello” in un contesto, quello del sud, ancora troppo stretto per chi era tornato da poco a casa e a casa doveva rimanerci.

I: Quando e come è iniziata la sua esperienza con la Cannabis Terapeutica?

T: Poi nel 2014, appresi la possibilità di lavorare con la galenica della cannabis e nel giugno dello stesso anno acquistai i primi 10gr di Cannabis Flos Bedrocan da tenere disponibile in farmacia per eventuale richiesta di preparazioni.

Da li il contatto con l’Associazione Lapiantiamo con Lucia, Willy, Betto, Andrea e Lallo; con il CNR di Lecce e il Prof. Giuseppe Cannazza e Cinzia Citti, con operatori del settore canapa industriale come Giuseppe Desando, Rachele Invernizzi, Pietro Paolo Crocetta e tanta tanta altra gente. A fine 2015 ebbi la grande fortuna di essere tra i pochi farmacisti invitati dall’allora Farmalab (ora Fl-Group) a partecipare in Olanda al Master Class tenuto da Arno Hazekamp con successiva visita allo stabilimento Bedrocan assieme ad altri colleghi farmacisti come Marco Ternelli ed Annunziata Lombardi ed a medici come Marco Bertolotto e Vittorio Guardamagna. Da qui una serie di incontri, confronti, telefonate che mi hanno portato a seguire ed operare nel “mondo cannabis” da più punti di vista.

I: Oltre ad operare come farmacista galenico, si occupa anche di ricerca?

T: Purtroppo la vera ricerca si può fare solo in ambito universitario che permette di avere risorse per portare a termine progetti di valore scientifico. Oltretutto  sento di affermare che le mie capacità sono limitate per parlare di vera e propria ricerca. Pensate a menti geniali come il Prof. Giuseppe Cannazza e la ricercatrice Cinzia Citti che hanno fatto della ricerca il loro lavoro. Personalmente posso dire che mi “diverto” ad essere visionario, ma la ricerca vera e propria è altra cosa.

I: Abbiamo letto in un’intervista, che qualche anno fa ha lanciato una raccolta fondi per la ricerca sulla cannabis, i cui proventi sono stati donati all’Università di Modena, dove lavora il professor Giuseppe Cannazza. Ci vuole parlare di questa sua iniziativa?

T: Era un periodo in cui veniva a trovarmi molta gente per confrontarsi, conoscere e discutere di cannabis terapeutica, dal medico al politico passando per l’imprenditore del settore e devo dire che dedicavo molto tempo a questi incontri. Così pensai di mettere un boccione di vetro stile antica farmacia all’interno del laboratorio, abbastanza grande da poter essere notato da chi veniva a trovarmi. E lì che, alla fine dell’incontro, invitavo a “fare un’offerta per la ricerca” la persona di turno. Così pian piano si è arrivati a 3300€ che sono stati usati per acquistare gli standards deuterati per la ricerca che ha portato ad uno dei primi articoli del Prof Cannazza. Settimanalmente contribuivo anch’io e non c’era persona a cui non presentassi la possibilità di donare anche un euro per la ricerca (anno 2016)

I: Il suo progetto di lanciare un brand commerciale per la creazione di prodotti a base di terpeni si è concluso positivamente?

T: Certo!

Uno degli incontri piu’ stimolanti fu quello con Enrico Giannuzzi, CEO di ANSCE BIO GENERIC, con cui è nata la sinergia tra la mia esperienza ed il mondo della produzione industriale nel settore alimentare. Cosi’ è nato il progetto HEMPY, incentrato su quelle importanti molecole odorose quali sono i terpeni che,  presenti in natura in tutte le piante oltre che nella cannabis, hanno un attività modulatrice dei cannabinoidi, smorzandone, modulandone e/o amplificandone sia la farmacocinetica che la farmacologia. Ricordiamoci che i cannabinoidi non hanno odore, ogni varietà a pari di concentrazione di cannabinoidi ha effetti diversi in funzione del profilo terpenico contenuto. Un vecchio uomo di sapere mi disse ” Alfre!…i terpeni o tolgono il freno o tolgono l’acceleratore ai cannabinoidi a seconda del distretto in cui si trovano i recettori con cui interagiscono”. Oggi HEMPY offre a pazienti/consumatori un’ampia gamma di terpeni food grade utili per bilanciare il nostro sistema endocannabinoide a seconda che sia stimolato dagli endo(interni) o eso(esterni) cannabinoidi.

I: Altri progetti la attendono?

T: L’appetito vien mangiando, ed io sono ingrassato di 30 Kg da quando mi occupo di galenica della cannabis. Un altro progetto è già partito ma, mettendo le mani avanti, attendo che si concretizzi nella sua forma finale visto che, diciamo, “il primo seme è stato piantato”.

I: Torniamo al “farmacista galenico”, una volta ottenuta una prescrizione medica, mi posso recare in una qualsiasi farmacia per ottenere il prodotto che mi serve?

T: Tutte le farmacie munite di laboratorio galenico possono preparare cannabis magistrale dietro presentazione di ricetta RNR secondo la DI BELLA, il problema è trovarne una che sia attrezzata ad allestirla ed aggiungerei di “esperienza”. Inoltre non potendo “pubblicizzare” la possibilità di allestire tali preparazioni da parte della farmacia porta il paziente ad una serie di telefonate in giro per l’Italia cercando di trovare quella che abbia disponibilità di materia prima e che possa allestire la forma farmaceutica prescritta. Negli ultimi anni un aiuto lo hanno dato le varie associazioni, come la vostra d esempio, e siti indipendenti come LETSWEED.com.

I: Quanto è complesso iniziare a lavorare con la cannabis terapeutica per un farmacista, in termini sia di attrezzature che di formazione?

T: Tanto complesso che, a mio parere, conviene avere una persona dedicata alla galenica della cannabis. Io sono titolare di farmacia, ex Ceo di una RSSA, nel direttivo di una Cannabis Social Club Medico in Tenerife oltre che dedicarmi ad altro ( vedi HEMPY, nuovo progetto, ecc). Da due anni il laboratorio della farmacia è gestito dal collega Dr. Vito Greco, chimico farmaceutico di grande capacità ed intelligenza, grazie al quale la galenica della cannabis va avanti, altrimenti non avrei potuto sostenere tutto. Ricordate i 30 Kg di cui sopra!?.. Ci metto anche la scomparsa di una chioma alla Diego Abatantuono. Al momento lavoriamo circa 4Kg di cannabis al mese.

Per quanto riguarda le attrezzature tutto dipende da cosa si vuole allestire, da come ci si organizza per le analisi delle estrazioni, se interne o esterne. Il budget per fare tutto non è da poco e ripagarsi l’investimento, vista la tariffa vendita bloccata a 9€ iva 10 compresa e con i prezzi di acquisto superiori (dalle 8,50 alle 11€ più iva 22% per quella d’importazione), non è facile. Non dico che la cannabis flos dovrebbe costare di più, sia chiaro, dico solo che stranamente è l’unico bene di cui si ha un prezzo vendita bloccato ed un prezzo di acquisto superiore non controllato o contrattato dallo stato. Dall’Olanda parte a circa 5,5€/gr netto tasse e fa due passaggi (distributore e farmacia) prima di arrivare al paziente. Strano, considerando che in Germania il costo di acquisto statale parte da 2,3€ circa.

I: Ha incontrato difficoltà all’inizio del suo percorso e di che tipo?

T: Difficoltà non poche, soprattutto la visione chiusa di un territorio che all’epoca solo grazie all’associazione LAPIANTIAMO ha aperto gli occhi sulle potenzialità terapeutiche della cannabis. Essere apripista per una regione non è facile soprattutto se si parla di cannabis. Oggi siamo fornitori Asl di preparati a base di cannabinoidi e si è creata una sinergia tra gli addetti ai lavori che ha permesso di chiudere l’anno senza interruzione di terapia. Il metodo usato è un misto tra importazione diretta della materia prima da parte dell’ASL ed acquisto dai distributori intermedi da parte nostra, Questo permette di dispensare a tempo zero i quantitativi autorizzati dal piano terapeutico senza attendere l’importazione dello stesso. Colgo l’occasione per ringraziare le referenti ASL con cui interagiamo, la Dr.ssa Giovanna Sommese e la Dr.ssa Paola Stasi, che con celerità smaltiscono l’enorme burocrazia che c’è dietro all’importazione diretta.

I: Che consigli darebbe ad un farmacista che volesse intraprendere questo percorso? Da dove iniziare?

T: Di non fermarsi solo a quello che viene detto ai corsi vari ed eventuali sulla cannabis terapeutica. Invito tutti a imparare, ragionare e digerire tutto quello che si può leggere in merito. Iniziare ad acquistare anche 10gr per varietà e dispensare inizialmente solo cartine per vaporizzazione, poi passare a forme più complesse come capsule decarbossilate ed oli. Ricordo che con la cannabis non si può sbagliare perchè è uno stupefacente in carico sul registro e combinare leggerezze scaldando, diluendo, manipolando troppo o poco un preparato porta inesorabilmente a non poter rimediare rifacendolo, perchè non si può. Imparate nel vostro laboratorio la notte, le domeniche o quando potete dedicarvi senza distrazioni magari con un po’ di canapa da biomassa, poi buttate tutto e ricominciate.

I: Secondo lei, negli ultimi anni sta registrando una maggiore apertura da parte dei medici prescrittori verso l’utilizzo dei preparati a base di cannabis?

T: Dipende dal territorio. Certo è che le cose stanno cambiando nelle nuove generazioni. Le vecchie, tranne se non si trovano a doverla usare per curarsi, sono cresciute sotto lo spettro della MAIORANA direbbe Totò.

I: Ci piace terminare l’intervista citando una sua frase: «Sgombriamo il campo da equivoci: ad oggi, sempre di più, la cannabis è da considerarsi un farmaco a tutti gli effetti». Cosa si augura per il futuro?

T: Auguro che venga messa mano alle leggi, non con comma “bis” “ter” e/o “sostituito da” ecc, la cannabis non è una terapia di seconda scelta ma di CONSAPEVOLE SCELTA E CONOSCENZA DELLA STESSA PIANTA. Che ci sia ricerca e che sia sommerso di evidenze scientifiche di efficacia chi dice che le evidenze son poche, che venga prescritta con nome e cognome. Se non ci fosse la Di Bella la cannabis in Italia sarebbe ancora un miraggio.