Intervista al Dott. Livio Luongo, farmacologo e Professore Associato di Farmacologia presso l’Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”.

I: Buongiorno Dr. Livio Luongo e grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista a InFioreScienza. Si vuole presentare?

L: Certo mi chiamo Livio Luongo classe 1979 e sono Professore Associato di Farmacologia presso l’Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”. Nasco come chimico farmaceutico e poi, subito dopo la laurea, ho intrapreso la carriera di farmacologo che porto avanti ancora oggi. Sono sposato, ho una bellissima figlia di 4 anni che si chiama Alice, ed un’altra in grembo… mia moglie Annalucia partorirà tra qualche mese.

I: Sappiamo che segue numerose attività che vanno dalla docenza alla partecipazione alla scrittura di libri di settore. Che ha effettuato numerose pubblicazioni che lo hanno reso vincitore del premio Farmindustria per la ricerca farmacologica nel 2012 e che presenta i suoi lavori di ricerca in congressi in tutto il mondo. Inoltre è stato tra i 5 candidati al Premio Usern (Universal Scientific Education & Research Network), un award internazionale conferito al miglior giovane scienziato e ricercatore al mondo. Un grande successo ottenuto con perseveranza, impegno e tanti sacrifici. Quali sono le difficoltà per un giovane ricercatore ad oggi in Italia?

L: Si, alcune ricerche del gruppo di ricerca a cui afferisco, coordinato dal Prof. Sabatino Maione, sono state oggetto di gratificazione. Vero che per noi la stessa pubblicazione di un dato scientifico è gratificante, però spesso avere un riscontro anche al di fuori del mondo scientifico non è male, anzi, penso che se persone che non si occupano di scienza, si interessano a una scoperta scientifica è un buon segno, perché nel nostro Paese c’è un po’ troppo distacco tra i due mondi. La nomination al USERN prize del 2019 devo dire era del tutto inaspettata, in quanto il livello dei top 5 in tutti i settori che USERN comprende, che includono biological science, medical science, physical science, former science and social science, era veramente molto alto. I successi però non arrivano mai grazie al singolo. Sono supportato dai colleghi che ringrazio tutti. Parliamo di persone che, con dedizione e con tanto sacrificio, spesso pagati poco o niente, lavorano e hanno un impegno costante senza il quale un laboratorio di ricerca di base non potrebbe andare avanti. I successi si possono ottenere quando si hanno maestri giusti che credono in te e che ti lasciano autonomia e indipendenza, spesso finanziando anche le tue idee. Una sorta di mecenatismo che dovrebbe rappresentare una costante nelle Università e nei centri di ricerca, ma che non sempre accade. In ultimo, non per ordine di importanza, c’è il supporto della famiglia. Quando tuo padre, tua madre, tua moglie e anche tua figlia, sebbene ancora piccola per comprendere realmente il sacrificio, credono in te e ti supportano, hai sempre una spinta in più, perché oltre a dimostrare a te stesso, devi dimostrare anche a loro che quella fiducia che ti danno viene poi ripagata. Io in questo sono stato, senza voler fare retorica, molto fortunato.

Le difficoltà dei giovani ricercatori oggi sono diverse a seconda della tipologia di ricerca che si svolge e dell’Istituzione di appartenenza. Sicuramente una nota dolente, nonché comune a tutti i campi di ricerca, è la retribuzione. L’aspetto economico e la difficoltà del raggiungimento di una posizione stabile, rappresentano una motivazione importante di scoraggiamento dei giovani a intraprendere la strada della ricerca. Poi ci possono essere tante altre difficoltà, magari legate alla qualità del lavoro o alla qualità della vita, che sicuramente spingono i giovani ricercatori a fuggire all’estero.  

I: Dove svolge la sua attività di ricerca?

L: Svolgo la mia attività di ricerca, purtroppo sempre meno in prima persona, presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale della Università Vanvitelli, Napoli. Sono stato un anno a Londra presso il Kings College durante il dottorato, e altri sei mesi presso il Queen Mary college University of London durante il post-dottorato. L’esperienza all’estero è generalmente molto formativa, sia in termini lavorativi, che come crescita personale.

I: Qual è il suo obiettivo primario?

L: Il mio tema di ricerca si incentra maggiormente sulla fisiopatologia del dolore cronico e neuropatico. In particolare, il nostro obiettivo è quello di individuare dei nuovi bersagli molecolari nei fenomeni neurobiologici e neurobiochimici alla base del dolore cronico. Oltre alle componenti molecolari, siamo molto interessati anche agli aspetti neuropsichiatrici associati al dolore neuropatico come ansia, depressione ipocognitività. Da un punto di vista neurofarmacologico ci occupiamo di sistema endocannabinoide, glutammatergico e purinergico. Negli ultimi tempi stiamo focalizzando la nostra attenzione su nuovi target che sembrano essere coinvolti nel dolore neuropatico.

I: Quali le prospettive future per la ricerca in campo cannabis terapeutica?

L: I cannabinoidi rappresentano oggi una classe di molecole di spiccato interesse per la ricerca di base e clinica. Abbiamo a disposizione molta letteratura di base mentre gli studi clinici sono meno numerosi e spesso discordanti. Tuttavia, non si può trascurare questo sistema fisiologicamente così importante nel mantenimento dell’omeostasi energetica cellulare. Il sistema cannabinoide è composto da ligandi endogeni, oggi abbiamo una pletora di molecole che sono state identificate, i recettori CB1 e CB2, molto conservati strutturalmente perché anche molto antichi, enzimi di sintesi e di catabolismo degli stessi endocannabinoidi. Questo significa che esiste un sistema endogeno che può essere modulato farmacologicamente con alcuni dei componenti presenti nella Cannabis, ma anche con composti di sintesi. Quando moduliamo i recettori cannabinoidi abbiamo diversi effetti farmacologici evidenti che vanno dall’innalzamento della soglia algica alla stimolazione dell’appetito, ipotermia. Il sistema cannabinoide è un sistema molto importante nell’equilibrio energetico cellulare, pertanto, coinvolto in diversi stati fisiopatologici. Proprio perché pleiotropico, c’è necessità di comprendere bene gli effetti farmacologici e dissociarli, per quanto possibile, dagli effetti collaterali, che, come per la maggior parte degli xenobiotici, anche i cannabinoidi posseggono. Oggi un farmaco interessante è il cannabidiolo (CBD). Di recente abbiamo avuto l’approvazione dalla FDA prima e poi dall’EMA per l’utilizzo di una specialità medicinale contenente solo CBD per alcune sindromi epilettiche farmaco-resistenti e molto aggressive come la Dravet e Lennox-Gastaut. Quindi più che di futuro parlerei di presente, ossia le sostanze derivanti dalla Cannabis hanno specifici effetti farmacologici in diversi distretti tissutali del nostro organismo. Il futuro prevede sicuramente più ricerca, anche ricerca di base, perché solo attraverso la comprensione dei meccanismi molecolari e cellulari alla base dell’azione dei cannabinoidi, potremmo ridurre al minimo gli effetti collaterali, incrementare quelli farmacologici-desiderati e soprattutto capire meglio i dosaggi, e i campi di applicazione.

I: Quanto è importante l’informazione e la comunicazione in questo ambito?

L: Penso che l’informazione sia necessaria per diversi motivi.

Il primo motivo è che il sistema cannabinoide è un sistema “giovane”. Dal 1964, anno in cui è stato isolato il THC dal gruppo di ricerca del Prof. Raphael Mechoulam, siamo arrivati agli inizi degli anni ‘90 per l’identificazione degli endocannabinoidi e dei propri recettori. Sui libri di farmacologia il sistema cannabinoide si trova da poco tempo, quindi gli addetti ai lavori, medici, farmacisti non hanno tutti l’adeguata informazione. Un altro motivo importante è contrastare la disinformazione e la confusione che c’è attorno all’argomento Cannabis. Spesso la cannabis medicinale viene confusa con la cannabis legale venduta nei cannabis shop. Questo crea dei problemi in quanto si tende a dare troppa leggerezza al discorso cannabis medicinale, che prevede una ricettazione da parte dei medici, una manipolazione da parte dei farmacisti. Ancora ci sono problematiche che riguardano l’aspetto regolatorio di queste molecole. Come le identifichiamo? Farmaci? Integratori? Nutraceutici? Sono aspetti molto importanti per tutta una serie di ragioni che riguardano da sempre il mondo del farmaco. Ancora una serie di aspetti legislativi che i medici e i farmacisti devono sicuramente conoscere.

I: Ci può parlare della sua esperienza all’interno del progetto Cannabiscienza?

L: Certo il progetto Cannabiscienza nasce da ragazzi giovani, premetto che sono giovane anche io ma meno di loro, che hanno due caratteristiche che mi attirano: ottimismo e dedizione. E’ stata per me la prima esperienza video e devo dire che è andata bene. In particolare, mi sono occupato soprattutto della parte relativa al sistema endocannabinoide e dei potenziali effetti terapeutici di alcuni cannabinoidi. Penso che sia un corso ben organizzato con docenti giovani che si occupano, nella loro attività di ricerca, degli argomenti trattati e che, in diverse discipline, hanno contribuito agli avanzamenti delle conoscenze su questo importante sistema biochimico.

I: Cosa si augura per il futuro?

L: Per il futuro mi auguro soprattutto che venga incentivata la ricerca. Ricerca per me non vuol dire soltanto progresso. Penso che la ricerca sia uno stile di vita. Una persona che si pone interrogativi di qualsivoglia natura, fa ricerca. I bambini fanno ricerca se diamo loro l’opportunità di chiedere, di domandare o anche di annoiarsi e di oziare, ma soprattutto se diamo loro il supporto per osservare. Oggi una persona che si pone domande sembra “pesante” lasciatemi passare il termine, ma solo interrogandosi, soprattutto sul proprio operato, solo scambiandosi idee si può creare “massa critica”. E la critica deve partire da noi stessi, spesso da una crisi nasce una idea, una scoperta citando G.L. Ferretti in omaggio al libro -I ventitré giorni della città di Alba- di Beppe Fenoglio, “Anche la disperazione impone dei doveri e l’infelicità può essere preziosa” (Linea Gotica).

Quindi ciò che mi auguro per il futuro è che ritorni l’interesse all’uomo, alla sua crescita individuale e come collettività.