Intervista al Dott. Felice Spaccavento Medico Anestesista Rianimatore dell’ASL Bari, componente del team dell'ambulatorio di terapia del dolore, Dirigente Medico di riferimento dell’Unità di Fragilità Complessità ASL BA

I: Buongiorno Dott.  Felice Spaccavento, grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista a inFioreScienza, si vuole presentare?

S: Sono Felice Spaccavento, Medico Anestesista Rianaimatore dell’ASL Bari, lavoro nei Presidi Ospedalieri di Corato e Terlizzi  dove, oltre ad occuparmi di Sala Operatoria, gestisco insieme ad altri colleghi l’ambulatorio di Terapia del Dolore. Da Luglio di quest’anno lavoro anche come Dirigente Medico di riferimento della Macroarea Nord, Murgia dell’Unità di Fragilità Complessità ASL BA, unità che si occupa, a domicilio, di malati complessi di terzo Livello (pazienti affetti da SLA, SMA, patologie che richiedono il livello massimo di assistenza, sia adulti che bambini). Da circa tre anni sono uno dei medici prescrittori di cannabinoidi, autorizzati dalla mia Asl.

I: Quando e come è iniziata la sua esperienza con la cannabis terapeutica?

S: Amo molto ascoltare i pazienti. L’ascolto è tempo di cura ma è, anche, risorsa. Ho cominciato a studiare i cannabinoidi su consiglio dei miei più grandi Maestri, i pazienti. Poi, mi sono interfacciato con Farmacisti, ho seguito alcune relazioni di chi ha iniziato prima di me come il Dr. Marco Bertolotto, e costantemente mi aggiorno con la letteratura internazionale.

I: Quali sono le principali patologie di cui si occupa e qual è la fascia di età prevalente fra i suoi pazienti?

S: Principalmente mi occupo di dolore cronico, di dolore oncologico e cure palliative ma vedo pazienti delle patologie più disparate (da pazienti affetti da Sclerosi Multipla, SLA, Distrofie, Parkinson, Fibromialgia – a bambini affetti da malattie rare con epilessie farmaco-resistenti). Un lavoro duro, tantissimi sacrifici ma bellissime soddisfazioni.

I: Che tipo di risultati ha potuto vedere tra i pazienti che usano la cannabis terapeutica?

S: La cannabis è un’arma che, chi come me si occupa di dolore, non può non utilizzare. E’ efficace nel dolore neuropatico ma anche nel dolore artrosico e in quello che oggi vieni meglio definito come dolore nociplastico. Ho riscontrato effetti positivi nei pazienti affetti da neoplasie sia come terapia del dolore che come miglioramento del tono dell’umore, dell’aumento del senso della fame, dell’anoressia. Mi stupiscono gli effetti del Cannabidiolo, uno dei tanti cannabinoidi, nel ridurre le crisi epilettiche recidivanti di bambini resistenti ai comuni farmaci utilizzati.

I: Quali sono gli effetti collaterali che i suoi pazienti le riferiscono più spesso?

S: Pochissimi direi. Secchezza della bocca, arrossamento occhi, tachicardia e lievi episodi di strordimento

I: In base alla sua esperienza, qual è l’approccio corretto per arrivare alla prescrizione di cannabis terapeutica adatta al singolo paziente?

S: La modalità di prescrizione dipende dal tipo di patologia e della possibilità di averla gratuitamente dal SSN. La Regione Puglia grazie al governo regionale Vendola e poi quello Emiliano è una regione antesignana della legge nazionale.

I: Quali forme di somministrazione predilige?

S: Le vie di somministrazione che utilizzo di più sono la via orale sotto forma di olii e compresse e la via inalatoria tramite cartine da vaporizzare.

I: Quando e come i pazienti arrivano a contattarla?

S: Attraverso una prenotazione al Cup dell’Ospedale in cui lavoro, o anche, mandandomi una mail al mio indirizzo aziendale feliceantonio.spaccavento@asl.bari.it. Per mia scelta, nonostante io sia in regime di extramoenia, i pazienti affetti da malattie croniche complesse e degenerative, i pazienti affetti da patologie oncologiche, i pazienti che hanno indicazioni prescrittive di cannabinoidi, vengono da me visitati gratuitamente, tramite regolare prenotazione al cup, o a domicilio se impossibilitati per gravità di malattia.

I: Proponendo una terapia a base di cannabis terapeutica si incontra spesso pregiudizio e incertezza, è successo anche a lei?

S: Trovo molta diffidenza anche da parte di alcuni colleghi. Ritengo, però, tutto ciò sia normale perché molti non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando. Mi ferisce come alcuni miei pazienti vengono trattati, molto spesso additati come drogati.  Le loro storie – ricorrere al mercato nero, pur di stare meglio e non sentirsi giudicati – mi addolorano come persona prima che medico.

Ci sono malattie inguaribili purtroppo ma non ci sono pazienti incurabili. La cura è il seme del nostro lavoro, è la speranza della nostra professione.

I: Fra i suoi pazienti, ha riscontrato problemi di approvvigionamento della terapia?

S: Ci sono stati problemi di approvvigionamento negli anni passati, mi auguro non ce ne siano a fine anno che è il momento più delicato in cui finiscono le scorte.

I: Cosa si augura per il futuro?

S: Intanto sburocratizzare l’iter per accedere al piano terapeutico dei cannabinoidi, stimolare la produzione controllata regionale che risolverebbe molto problemi di reperimento e creerebbe posti di lavoro, attivare una rete capillare di formazione a cominciare dai medici di base che sono le figure di riferimento di ogni malato, stimolare la ricerca e dare dignità ai pazienti, senza pregiudizio. Come diceva Einstein “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”.

Grazie per la vostra sensibile ospitalità. E complimenti per la vostra associazione e per l’attività che svolgete.