Intervista al dott. Paolo Poli, medico chirurgo specializzato in Anestesiologia e Rianimazione, nonchè amministratore della PoliPainClinic e presidente della Società S.I.R.C.A.

I: Buongiorno Dott. Paolo Poli, grazie per essersi reso disponibile a rilasciare un’intervista a inFioreScienza, si vuole presentare?

P: Buongiorno, mi chiamo Paolo Poli, sono un medico chirurgo specializzato in Anestesiologia e Rianimazione. Ho lavorato molti anni come Primario della Terapia del Dolore presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

Sono amministratore della PoliPainClinic e presidente della Società S.I.R.C.A, unica Società scientifica riconosciuta dal ministero della salute che si occupa della ricerca sulla Cannabis Terapeutica.

I: Quando e come è iniziata la sua esperienza con la cannabis terapeutica?

P: Il mio approccio terapeutico con la Cannabis è iniziato nel 2012 quando ancora svolgevo il ruolo di Primario della terapia del Dolore all’Ospedale di Pisa.

I: Quali sono le principali patologie di cui si occupa?

P: Le patologie di cui ci occupiamo sono molto variegate, dalla Fibromialgia all’epilessia, dai dolori della colonna a malattie come la Sclerosi Multipla o la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Ogni tipo di dolore cronico o malattie del Sistema Nervoso Centrale ad esempio il Parkinson o l’Alzheimer.

La Cannabis Terapeutica trova applicazione in molti tipi diversi di patologia. In alcuni casi ovviamente associamo la Cannabis Terapeutica ad altri tipi di interventi sia farmacologici che non

I: Quando e come i pazienti arrivano a contattarla?

P: I pazienti si rivolgono alla nostra clinica quando le terapie tradizionali non hanno l’effetto desiderato o, quando hanno forti controindicazioni con effetti indesiderati che superano il beneficio. Molti pazienti hanno come obbiettivo quello di poter alleggerire la terapia in corso e quindi diminuire gli effetti collaterali. Questo ovviamente quando possibile, e spesso lo è, avviene per gradi, mano mano che assistiamo ad una buona risposta alla Cannabis Terapeutica ed in accordo con i medici che hanno in cura i pazienti affetti da malattie croniche.

I: Quali forme di somministrazione predilige?

P: Con l’esperienza maturata in questi anni ho potuto verificare che la tipologia di somministrazione più efficace è quella tramite olio di oliva, essendo quest’ultimo un grasso che permette di assorbire meglio l’estratto di cannabis all’organismo, assicurandoci dosaggi costanti. Questo olio viene assunto per via orale, ha un tempo di assorbimento di circa 2 ore; esistono comunque altre forme di somministrazione come l’inalazione di infiorescenza che utilizziamo come rimedio Rescue, cioè al bisogno. Ha un tempo di assorbimento molto veloce, ma anche una durata ridotta di azione, rispetto all’olio. Per essere più concreti le faccio un esempio, nelle cefalee lo aggiungiamo alla terapia con olio, nel caso il paziente “senta arrivare” la cefalea.

I: Che tipo di risultati ha potuto vedere tra i pazienti che usano la cannabis terapeutica?

P: I risultati sono molto incoraggianti, come del resto comprovato dalla letteratura medica internazionale. Ogni paziente comunque necessita di una dose “personalizzata”, attraverso un dialogo continuo con il paziente che viene mantenuto attraverso la psicologa del centro o il contatto con i nostri medici. Insistiamo molto su questo punto con i pazienti e chiediamo un report scritto o telefonico ogni due settimane, per poter aggiustare la terapia se necessario.

I: Quali sono gli effetti collaterali che i suoi pazienti le riferiscono più spesso?

P: Ricollegandomi alla risposta precedente sia la nostra esperienza che gli studi di genetica che stiamo effettuando ci permettono di prescrivere il dosaggio giusto, ed è proprio per questo che non si verificano effetti indesiderati. Il dosaggio corretto si raggiunge comunque gradatamente.

I: In base alla sua esperienza, qual è l’approccio corretto per arrivare alla prescrizione di cannabis terapeutica adatta al singolo paziente?

P: I nostri pazienti si rivolgono a noi quando le terapie tradizionali non hanno l’effetto sperato o comunque non apportano il beneficio che sperano. L’approccio corretto è la conoscenza e lo studio della Cannabis Terapeutica. Per ogni patologia è ormai chiaro in letteratura quale tipo di Cannabis Terapeutica debba essere prescritta. Ogni paziente mostra poi una propria personale “responsività”, strettamente collegata al suo assetto genetico. La terapia con cannabis va quindi a supporto della terapia che già effettuano per le varie patologie.

I: Proponendo una terapia a base di cannabis terapeutica si incontra spesso pregiudizio e incertezza, è successo anche a lei?

P: I pregiudizi rispetto all’uso della Cannabis Terapeutica direi che vanno sparendo velocemente, fino a non essere ormai più un impedimento al suo uso.

I: Fra i suoi pazienti, ha riscontrato problemi di approvvigionamento della terapia?

P: Solo nell’autunno, inverno 2017 abbiamo riscontrato problemi di approvvigionamento della cannabis.

I: Ho letto che ha fondato una società scientifica per fare ricerca, ce ne vuole parlare?

P: Sono presidente della Società S.I.R.C.A., unica società scientifica riconosciuta dal ministero della salute, che si occupa di ricerca cannabis, ed ha come obbiettivi lo sviluppo e il progresso dello studio e della ricerca da un punto di vista scientifico didattico ed assistenziale nelle conoscenze sugli usi medici della cannabis e dei cannabinoidi. La Cannabis Terapeutica è un universo, ancora in parte inesplorato. Potrebbe avere molte più indicazioni terapeutiche di quelle al momento indicate dalla letteratura scientifica.

I: Quanto è importante l’informazione e la comunicazione in questo ambito?

P: La comunicazione intesa come informazione tramite mezzi social e di ricerca è molto importante perché ci permette di raggiungere anche l’utenza che poi può essere sottoposta a cure, ovviamente previa visita valutativa.

I: Cosa si augura per il futuro?

P: Per il futuro mi auguro che la Cannabis non sia liberalizzata ma che sia reperibile solo sotto prescrizione medica, e che vengano erogati finanziamenti per gli studi che in questi anni abbiamo dovuto portare avanti con le nostre forze.