Intervista al Dottor Privitera, il progetto MediCOmm

I: “Buongiorno Dottor Privitera, grazie per essersi reso disponibile per un’intervista ad InFioreScienza, si vuole presentare?”

P: “Sono un chirurgo e dedico da anni il mio studio e la mia attività clinica alle terapie a base di Cannabinoidi. Ho fondato Progetto MediCOmm, (www.progettomedicomm.it), la prima società italiana di telemedicina e tele-assistenza che offre, a più di 1500 pazienti, un trattamento a base di cannabis medica per gestire meglio le malattie croniche. 
Ma questo risultato non è merito mio ma dello Staff Medico e di tutti i pazienti che hanno creduto in questa nuova terapia alternativa.“

I:”Dal suo curriculum si evince che ha coraggiosamente abbandonato l’attività ospedaliera per dedicarsi a tempo pieno al progetto MediCOmm. Da dove nasce la sua decisione?”

P: “Quando sono entrato nel “Sistema Sanitario Nazionale”, la prima cosa che ho notato è stato il numero impressionante di gente che non accedeva alle cure perché troppo costose e per questo rinunciava a curarsi (e parliamo di patologie gravi).
Per questo sono arrivato alla conclusione che il Sistema Sanitario è da riformare perché è basato su logiche di profitto: fattura dalla malattia della persona (e non dalla sua salute!).
Non riuscivo più a sopportare un sistema che spremeva i servizi e premiava per migliaia di euro la produttività dei Direttori (che erano gli stessi che tagliavano i servizi per i pazienti). 
Lo trovavo profondamente ingiusto. Ho denunciato le storture del servizio, e ho ricevuto una minacce, ostruzioni e ulteriori difficoltà quotidiane sul posto di lavoro.
Così ho sentito la responsabilità di dare un segnale forte a me stesso e alle persone: mi sono licenziato dall’ospedale!
Sono testardo e per questo ho fondato Progetto MediCOmm.”

I: “Lei ha ideato il primo portale italiano di ricerca clinica e teleassistenza medica con terapie a base di cannabinoidi. Da dove nasce l’idea?”

P: ”L’idea è nata da una parrucchiera di Firenze. Un giorno ricevo una telefonata da una signora che, con un accento che non era sicuramente siciliano, mi dice “soffro di cefalea, vorrei curarmi con la cannabis e ho visto il suo nominativo. Ho una farmacia qui vicino (la farmacia San Carlo dei dottori Mantovani) che mi farebbe il preparato, però non ho una prescrizione. Lei me la può fare?” Le ho risposto di mandarmi tutta la documentazione clinica e che mi sarei messo in contatto con la farmacia.
E da lì è nato tutto.”

I:” Qual è lo scopo del progetto?”

P: ”La teleassistenza ha un duplice fine, da una parte quello di abbattere le distanze andando a colmare l’esiguità dei medici specialisti prescrittori sul territorio nazionale, dall’altra di creare un sistema economicamente sostenibile per il paziente. La teleassistenza permette di abbattere i costi per il paziente fino all’80%. La tecnologia supera le distanze e i pazienti stessi mi dicono “è vero che non ti ho mai visto in faccia però in ogni momento che ho avuto bisogno, ti ho contattato e tu mi hai risposto. Dal punto di vista clinico e scientifico, il fine è quello di dare ai pazienti affetti da malattie croniche un trattamento terapeutico a base di cannabinoidi, attraverso interfaccia rapida in cui il paziente può dire o annotare rapidamente quello che è il suo problema, da lì ci lavoriamo e ci ragioniamo insieme
Questo, ad oggi, si rende necessario a causa di alcuni fattori sociali ed economici:

  1. l’invecchiamento della popolazione;
  2. la limitata capacità di fornire assistenza a tempo pieno in centri di cura per gli anziani;
  3. l’aumento di pazienti affetti da malattie croniche (che risiedono permanentemente in casa);
  4. la diminuzione del numero di professionisti nella sanità;
  5. le nuove tecnologie emergenti;

Infatti, oggi grazie a Progetto MediCOmm, è possibile parlare con un Medico in pochissimo tempo, farsi curare comodamente da casa e risparmiare notevolmente sui costi totali della malattia.
La mia idea è sempre stata quella di creare un sistema sanitario accessibile a tutti e che fosse più economico del sistema sanitario nazionale. 
Alla tele-assistenza ho unito anche le terapie a base di cannabis medica in considerazione degli enormi benefici riferiti dai pazienti, in assenza di rischi per il paziente.
Ci tengo a precisare che la terapia con cannabis medica NON HA EFFETTI COLLATERALI ma effetti secondari, ed è assolutamente sicura. 
Il rapporto che ho con i miei pazienti non è quello di dire “prendi tre goccine in più o tre in meno”, ma è quello di costruire un trattamento personalizzato che li educhi all’uso di un farmaco sicuro e che permetta loro (attraverso un diario clinico), di monitorare i progressi e il loro stato di salute

I: “Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato nel realizzare questo innovativo sistema di gestione e supporto clinico al paziente?”

P: “Da dove vogliamo partire? dalla posizione degli antiproibizionisti che vedevano in me un competitor, pensando che sottraevo loro acquirenti di erba vendendola ai loro amici a €20 al grammo (precisiamo, Progetto MediCOmm non vende nè distribuisce i farmaci, ma fornisce il servizio medico)? oppure dai medici che mi hanno attaccato sulla teleassistenza perché ho abbassato i prezzi del mercato? 
Problemi puramente tecnici non ne ho avuti. Il sistema è plasmato e lo stiamo continuando a plasmare sulle funzionalità che servono. Ho una paziente con SLA tetraplegica che usa il puntatore ottico e comunichiamo serenamente tramite messaggi (proprio a questo serve la teleassistenza).”

I: “I pazienti hanno apprezzato da subito questa opportunità?”

P: “Mi è capitato che una signora di Bolzano, dopo il consulto, mi abbia detto “mi aspettavo di più, magari una visita” e io le ho risposto “per me può venire, però lo studio ce l’ho a Caltanissetta. Da Bolzano sono 1400 km. Questo è uno strumento in più che le forniamo” .
Lo ha capito, lo ha apprezzato e ora siamo in terapia da due anni.
Non è semplice, ma per fortuna ho avuto modo di costruire una squadra di supporto al paziente che è veramente molto valida. Lo staff Progetto MediCOmm si sta allargando sempre di più e ogni mese assumiamo nuovi medici, psicologi, nutrizionisti che vengono formati per garantire cure efficaci e una migliore qualità della vita dei pazienti.”

I: “Cosa deve fare un paziente per avere un consulto tramite MediComm?”

P: “Fondamentalmente deve:

  1. Iscriversi tramite il sito www.progettomedicomm.com, cliccando sul pulsante “Sottoponi il tuo caso”
  2. Compilare il form e decidere se vuole un consulto in ambulatorio o in teleassistenza.
  3. Caricare la documentazione clinica da cui si evinca chiaramente la diagnosi (la può allegare direttamente alla richiesta).
  4. La richiesta viene presa in carico da un nostro operatore e il paziente potrà consultarsi in poche ore con un medico, uno psicologo o un nutrizionista.

Abbiamo comunque una segreteria che accompagna nelle prime fasi il paziente e verifica se dovesse mancare qualcosa (anche perché molti pazienti sono anziani e alcuni hanno bisogno di un supporto pratico). A parte le comunicazioni ufficiali sul portale, siamo sempre raggiungibili tramite WhatsApp, la pagina Facebook o chiamata telefonica.
Le ripeto che siamo in una fase di grande trasformazione perché tra un pò porteremo Progetto Progetto MediCOmm ad un livello più alto (ma non voglio rivelarvi nulla, a breve ne saprete di più).”

I: “Quali patologie trattate prevalentemente?”

P: “Praticamente tutte quelle che si trattano con la cannabis medica.
La patologia umana in generale è sempre su base infiammatoria. Il sistema immunitario è sempre interessato o perché funziona troppo (come nelle malattie autoimmuni), o perché funziona poco (come nei tumori).
La cannabis è un immunomodulatore così come è un neuromodulatore. Siccome i due sistemi principali che reggono il nostro corpo sono il sistema immunitario e il sistema nervoso centrale, io ho un’arma potente per poterne regolare la funzionalità: interagire col sistema endocannabinoide che sta al di sopra di questi.
Per semplificare, immagini una fontana con due vasche, una che sta sopra e una che sta sotto. Ovviamente lo zampillo dell’acqua lo metto nella vasca superiore così che prima riempirà quella di sopra e poi, per caduta, quella di sotto.
Con la cannabis facciamo la stessa operazione: andiamo a ripristinare la funzionalità del sistema di controllo sapendo che avremo degli effetti immediati e degli effetti a lungo termine.
La cannabis è un immunomodulatore, quindi da un lato va a modulare l’infiammazione e l’azione del sistema immunitario, e dall’altra protegge (mettere del “nastro isolante” attorno ai fili del nostro impianto elettrico) il Sistema Nervoso che in un caso come l’Alzheimer può funzionare male. Questo vale anche per il dolore neuropatico, le guaine dei nervi si sono rovinate, questi nervi fanno un falso contatto e c’è uno stimolo continuo al cervello di dolore.

Cosa fa la cannabis in questo caso?

Agisce sulle vie del dolore sia direttamente, riducendo l’intensità dello stimolo doloroso, sia indirettamente, riducendo la componente infiammatoria e, a lungo andare, permette ai nervi in parte di ripararsi. È un approccio totalmente diverso dalle terapie tradizionali. Detto banalmente, l’importante è che il paziente assuma cannabis terapeutica e lei fa quello che deve fare.
Ovviamente non è così semplice come sembra:
Ovviamente io medico devo seguire il paziente dal punto di vista clinico, ma tendenzialmente solo per “correggere il tiro” perché so che con la cannabis non posso far male.
Spesso si sente parlare degli eventuali effetti psicotropi con accezione negativa, con timore. Quello che tengo a fare, invece, con i pazienti è educarli nell’utilizzo degli effetti psicotropi perché anche quelli hanno un effetto assolutamente positivo sullo stato di salute.
Così come ammettiamo che la depressione determini un incremento della risposta allo stimolo doloroso, allo stesso modo se io vado ad agire anche sul tono dell’umore, ho una risposta positiva sul dolore stesso. Fondamentalmente in tutte le patologie croniche il livello del sistema endocannabinoide è ridotto. In caso di patologia cronica, per intenderci, è come se il sistema endocannabinoide fosse contenuto in un bicchiere che ha un buco, il buco si può chiamare Alzheimer, si può chiamare fibromialgia, si può chiamare artrite reumatoide, si può chiamare autismo, si può chiamare tumore, tanto le basi molecolari sono sempre le stesse, quindi il sistema immunitario è interessato e il “buco” fa perdere questi fattori di regolazione che sono gli endocannabinoidi.
Motivo per cui, mentre riempio quel bicchiere, il paziente inizia da subito a vederlo mezzo pieno perché, è vero che probabilmente prima di non fargli percepire dolore devo arrivare ad un certo livello, ma nel frattempo l’effetto psicotropo, rende il paziente più rilassato e più distaccato dal dolore stesso e questo permette alla terapia di agire prima.
Questa è la base razionale d’impiego.”

I: “Da poco avete messo a disposizione dei pazienti anche la consulenza di uno psicologo e di un nutrizionista. Quanto il loro supporto è utile affinché la terapia possa avere ancora più “successo”? “

P: “Come ho già detto i cannabinoidi sono degli immunomodulatori.
Quali sono gli altri fattori che vanno anch’essi a modulare l’attività del sistema immunitario?
Innanzitutto, quello che mangiamo, perché la prima interfaccia con l’esterno, quella più estesa, è proprio l’intestino. Per cui io non metto nell’intestino qualcosa che, a parte quantitativamente ma anche qualitativamente, ha delle caratteristiche che portano ad un’attivazione del sistema immunitario. Andiamo a levare quello che già sappiamo che fa male.
Quindi se il paziente si nutre correttamente, la terapia farà un effetto migliore e in un tempo più breve. Attenzione, il mio ragionamento è sempre finalizzato ad un obiettivo, devo aiutare il mio paziente a non comprare più farmaci o perlomeno a razionalizzare la sua spesa sanitaria.
Per quanto riguarda il supporto psicologico, se ho di fronte un paziente che da trent’anni prova costantemente dolore, ho bisogno di fargli capire che “Lui esiste” a prescindere dal dolore. Non uscirà mai da questo binomio se non lo aiutiamo a reinserirsi al suo “posto” da un punto di vista personale e sociale (dandogli gli strumenti affinché, quanto prima, possa vivere tranquillamente la sua quotidianità).
Tante volte ci chiedono un supporto psicologico anche i parenti che hanno un ruolo estremamente complicato e che sono totalmente abbandonati a sé stessi.”

I: “I pazienti che contattano Progetto MediCOmm da quali regioni provengono principalmente?”

P: ”Da tutto il territorio nazionale indifferentemente. Ho addirittura una paziente in Canada e una in Brasile.” 

I: “A distanza di qualche anno, quali sono i principali obiettivi raggiunti dal progetto?”

P: “Posso affermare che mi ritengo estremamente soddisfatto.L’obiettivo di dare un servizio ad un costo inferiore del sistema sanitario nazionale lo abbiamo raggiunto.
L’obiettivo di operare su tutto il territorio nazionale lo abbiamo raggiunto e siamo in contatto anche con pazienti all’estero.
Abbiamo il progetto di estenderci sul territorio con gli ambulatori e gli infopoint e lo raggiungeremo nell’arco di quest’anno.
Però ci tengo a ricordare e a citare il primo ottimo risultato che ottenemmo proprio in riferimento all’accessibilità alle cure. Nel settembre 2016 per la prima volta si passò di colpo da €40 al grammo per l’infiorescenza a €16 al grammo, mettendo in atto un’attività sul territorio, cioè facemmo massa critica su una farmacia (S. Carlo dei dott. Mantovani) la quale “ricambiò” riducendo del 60% il costo del farmaco al paziente.”

I: “Abbiamo letto che per il 2019 sono in previsione grosse novità, ci può anticipare qualcosa?”

P: “Stiamo lavorando su un progetto nazionale e abbiamo appena registrato il marchio con la quale diventeremo riconoscibili negli anni avvenire. A breve vi comunicheremo il nome.
Vogliamo anche essere prossimi ai pazienti, soprattutto quelli anziani che hanno poca dimestichezza con le tecnologie digitali, motivo per il quale stiamo valutando e pianificando diverse aperture ambulatoriali in Italia… proprio per garantire un’esperienza migliore ai nostri pazienti.”

I: “Cosa pensa che si possa fare di concreto per incentivare la ricerca e abbassare il costo sociale della cannabis terapeutica?”

P: “Dobbiamo imparare a guardare cosa succede attorno a noi. Chi muove la ricerca scientifica nel mondo?
Le case farmaceutiche perché hanno un ritorno economico.
Chi è “la casa farmaceutica” nell’ambito della cannabis? Il produttore.
Il produttore che interesse ha ad investire soldi nella ricerca se tutto quello che ha prodotto lo ha già venduto ancor prima di produrlo? Hmm…Ribadisco che per me la sanità deve essere pubblica e gratuita per tutti, ma riuscire in questo intento non è facile, perché è qualcosa di più ampio di progetto Progetto MediCOmm, in quanto gli interventi sono di natura politica. Nonostante ciò, noi siamo come Davide contro Golia, sfidiamo lo Status Quo e (laddove è possibile) offriamo una “Sanità Low Cost”!
Anche perché il prezzo della Cannabis si è ridotto notevolmente negli ultimi anni, facilitando la distribuzione capillare del medicinale sul territorio nazionale.
Ahimè, finché lo Stato non affiderà la produzione farmaceutica ai privati, penso che potrà cambiare ben poco.
Deve essere chiaro che chi si oppone ad una reale regolamentazione della cannabis medica e chi si oppone alla produzione dei privati in Italia lo fa per due motivi: o perché è ignorante, o perché è colluso.
Prevediamo nei prossimi anni un gran numero di nuovi pazienti che vorranno curarsi con la cannabis medica perché è un medicinale sicuro, naturale e che non ha gli effetti collaterali tipici dei farmaci industriali.
Proprio per questo, Progetto Progetto MediCOmm, si sta preparando a cavalcare quest’onda con il supporto di un team di professionisti altamente qualificati, ovvero:

  1. da me, Carlo Privitera che, oltre a dare una visione all’azienda, fa ricerca sulla cannabis medica;
  2. da diversi medici certificati Progetto MediCOmm specializzati in terapie a base di cannabinoidi
  3. da diverse psicologhe che si occupano di gestire l’aspetto mentale dei pazienti affetti da malattie croniche
  4. da diversi esperti di alimentazione che usano il cibo come medicina (nutraceutica)
  5. da un esperto della User Experience, che si concentra sui bisogni dei pazienti e si assicura che ogni contatto con essi sia il più intuitivo, semplice e chiaro possibile.
  6. da diversi esperti della programmazione, responsabili delle varie tecnologie coinvolte nell’erogazione del servizio;
  7. da un esperto di finanza che valuta la fattibilità e la redditività dell’organizzazione;

Nonostante l’organico stia crescendo velocemente negli ultimi mesi il nostro servizio rimane lo stesso: dare a tutti la possibilità di curarsi con la cannabis medica, spendendo poco.”

I: “Ritiene che stia nascendo pian piano un movimento culturale tale da smuovere le coscienze, eliminare il pregiudizio e ridare dignità a chi è stata tolta?”

P: “A questo fine le associazioni sono tutte fondamentali. Il problema grave, che ho verificato in questi anni, è che a volte entrano in guerra fra loro e mancano di spirito cooperazione. Se le associazioni, ognuna mantenendo la propria identità e i propri obiettivi, usassero la strategia di far rete, potrebbero raggiungere obiettivi insperati e in tempi brevi.
Tutto a vantaggio dei pazienti.”

Dr. Carlo Privitera
Specialista in terapie a Base di Cannabinoidi