Intervista alla Dott.ssa Brugliera, medico Fisiatra esperto di neuroriabilitazione e terapia del dolore

 

InFioreScienza intervista la Dott.ssa Luigia Brugliera, Responsabile della UO di Riabilitazione Specialistica Motoria dell’Ospedale San Raffaele di Milano . 

I: “Buongiorno Dott.ssa Brugliera, grazie per essersi resa disponibile a rilasciare un’intervista ad inFioreScienza. Si vuole presentare?”

B: “Ringrazio inFioreScienza per avermi dato la possibilità di farmi conoscere e di poter parlare della mia esperienza clinica sull’utilizzo della cannabis ad uso terapeutico. Sono un medico Fisiatra, Responsabile della UO di Riabilitazione Specialistica Motoria dell’Ospedale San Raffaele di Milano e da anni mi occupo di neuroriabilitazione e terapia del dolore

 

 I: “Quando e come è iniziata la sua esperienza con la cannabis terapeutica?”

B: “La mia esperienza sull’uso dei cannabinoidi risale al 2013, periodo in cui mi trovavo a collaborare con L’Unità Operativa di terapia del Dolore e cure Palliative diretta dal Dott. Marco Bertolotto, è stato lui ad avviarmi a questo innovativo approccio terapeutico, inizialmente per il trattamento del dolore cronico non responsivo ai farmaci tradizionali. Nel corso degli anni è sempre più cresciuto il mio interesse per questa terapia e al pari il numero di pazienti trattati con ottimali risultati.

 

I: ”Quali sono le principali patologie di cui si occupa e qual è la fascia di età dei suoi pazienti?”

B: “La mia professione mi porta a trattare pazienti affetti da malattie neurodegenerative e in esiti di interventi di neurochirurgia maggiore, oltre ad un numero considerevole di pazienti affetti da dolore cronico derivante da problematiche muscoloscheletriche e reumatologiche.
La gran parte dei pazienti che afferisce alla mia UO è affetta da sclerosi multipla, malattia di Parkinson e parkinsonismi, lesioni midollari, SLA, Sindrome di Chiari, esiti di lesioni ischemiche e/o emorragiche del SNC e pazienti neurochirurgici in esiti di asportazione di lesioni espansive, trattamento MAV o impianto di DVP. Trattasi di pazienti molto giovani con età compresa tra la quarta e la quinta decade, ovviamente non mancano anche pazienti in età adolescenziale e pazienti più anziani in fase più avanzata di malattia. Ad oggi la collaborazione come medico referente con A.Ce.S.M. Onlus e con l’associazione internazionale Chiari Onlus, mi ha permesso di trattare un considerevole numero di pazienti affetti rispettivamente da Sclerosi multipla e Malattia di Arnold Chiari in fasi diverse di malattia.”

 

I: “Che tipi di risultati ha potuto vedere tra i pazienti che usano la cannabis terapeutica?”

B: “L’utilizzo della cannabis nei pazienti sopraelencati mi ha permesso di riscontrare degli    straordinari effetti benefici. In primis vorrei segnalare un buon controllo sul dolore centrale e sugli spasmi dolorosi, con netta riduzione e spesso addirittura controllo totale degli stessi. Considerevoli risultati si hanno sulla riduzione dell’ipertono spastico. Come ampiamente suggerisce la letteratura, grazie a numerosi studi sia in vitro che in vivo si è visto che l’utilizzo di farmaci a base di Cannabis migliora i sintomi connessi alla spasticità muscolare, con un netto potenziamento delle prove di coordinazione motoria ed una significativa riduzione del tremore muscolare. Di conseguenza, si ha una riduzione del dolore e della frequenza degli spasmi, quindi un miglioramento della spasticità nella SM e di altri sintomi ad essa correlati, quali disturbi del sonno e problematiche legate alla vescica neurologica. Grazie quindi all’introduzione di farmaci a base di THC e CBD si fornisce una nuova opportunità per la gestione della spasticità ai pazienti con SM o con lesione midollare che non hanno tratto un adeguato beneficio dai normali farmaci antispastici. Vorrei sottolineare anche il riscontro di un considerevole effetto migliorativo sul tono dell’umore in pazienti con severa deflessione e labilità emotiva. La rivista European Neuropsychopharmacology ha pubblicato uno studio che ha confermato l’effetto positivo del THC sugli stressor esterni. Lo studio, che è stato effettuato presso la University Medical Center di Utrecht in Olanda, sostiene che il THC attivi il sistema endocannabinoide naturalmente presente nel cervello per alterare la nostra risposta a immagini o emozioni, riducendo la negatività nell’elaborazione emotiva. I prodotti a base di cannabis si sono rivelati utili nella discinesia indotta da levodopa nella malattia di Parkinson senza peggiorare i sintomi primari. Importante anche l’efficacia nel contrastare gli effetti secondari della chemioterapia come la nausea, il vomito e l’inappetenza.”

 

I: “Quali sono gli effetti collaterali che i suoi pazienti le riferiscono più spesso?”

B: “L’effetto collaterale più frequentemente riscontrato è la tachicardia, solitamente presente nella fase iniziale del trattamento. Non infrequenti le alterazioni del sonno, l’ipotensione e la secchezza delle fauci. Sulla sfera psichica si possono riscontare effetti che vanno dalla depressione all’euforia e talvolta sintomi allucinatori.

Trattasi tuttavia di sintomi ad esordio acuto dipendenti dalla dose e in genere in regressione entro alcune ore o da 1 a 3 giorni senza trattamenti specifici.”

 

I: “In che modo prescrive e somministra la cannabis terapeutica?”

B: “La decisione di avviare un paziente a trattamento con preparati a base di cannabis è sempre preceduta da una mia valutazione clinica comprendente oltre ad un’attenta visita specialistica la contemporanea somministrazione di scale di valutazione. Accertata l’eleggibilità al trattamento, acquisisco il consenso dell’assistito dopo averlo adeguatamente informato in merito a: proposta terapeutica, benefici attesi, rivalutazione della terapia impostata, modalità e tempi di somministrazione della cannabis, possibili effetti collaterali e avvertenze del caso. La modalità di assunzione e la posologia le stabilisco in funzione del contenuto percentuale di THC e CBD che intendo prescrivere. Solitamente inizio da dosaggi minimi, per poi eventualmente regolare tali dosaggi in funzione sia dell’effetto farmacologico che di eventuali effetti collaterali avversi. Solo dopo un adeguato periodo di osservazione clinica, passo gradualmente all’incremento progressivo del dosaggio.

La prescrizione deve tenere conto di diversi fattori per la scelta del preparato più adatto del paziente, in particolare in base all’effetto che si vuole ottenere, alla dose, alla velocità di comparsa degli effetti è importante tenere conto, come per tutti i farmaci, delle variabili relative alla farmacocinetica, cioè ai meccanismi legati al percorso che il farmaco fa nel nostro organismo. La cannabis per via inalatoria verrà proposta per determinate patologie, mentre quella per via orale in altre occasioni.

In quanto al metodo di somministrazione, prediligo in una fase iniziale la via orale con preparati sotto forma di decotto o di olio. Qualora la somministrazione orale non produca gli effetti farmacologici desiderati, tento la somministrazione per via inalatoria mediante l’utilizzo di sistemi di vaporizzazione (dispositivi medici dedicati). Il vantaggio della vaporizzazione è la rapida comparsa dell’effetto terapeutico (2-3 minuti) per cui l’inalazione è da preferirsi in quei pazienti che richiedono un effetto rapido ed intenso (es. dolore centrale, spasmi, epilessia, vomito, nausea).”

 

 

I: “Quando e come i pazienti arrivano a contattarla?”

B: “I pazienti giungono solitamente alla mia osservazione dopo un lungo iter di valutazioni specialistiche e dopo svariati tentativi di trattamenti farmacologici fallimentari. In una fase di cronicizzazione del sintomo e di inevitabile compromissione della qualità di vita determinante disabilità, il fisiatra rappresenta sicuramente la figura medica che meglio riesce a gestire la problematica di natura funzionale e la moltitudine dei sintomi ad essa correlata. Il primo approccio avviene tramite visita ambulatoriale, in una seconda fase decido se seguire il paziente con accessi seriati in ambulatorio o se optare per una soluzione in regime di ricovero.

 

I: “Proponendo una terapia a base di cannabis terapeutica si incontra spesso pregiudizio e incertezza, è successo anche a lei?”

B: “Spesso su questo argomento albergano una serie di pregiudizi e falsi miti che danno adito solo a una grande confusione dettata da una scarsa conoscenza in materia. Devo però ammettere che se fino a qualche anno fa era molto frequente doversi imbattere contro il pregiudizio, le attuali campagne di formazione e sensibilizzazione in materia hanno portato ad un netto ridimensionamento del fenomeno. Credo che pian piano la mentalità stia cambiando: ne è una prova l’incremento di pazienti oggi in trattamento.”

 

I:” Dove svolge la sua attività terapeutica e di ricerca? In questa struttura ha riscontrato problemi di approvvigionamento della terapia?”

B: “Svolgo la mia attività clinica e di ricerca presso L’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. La presa in carico dei pazienti è sia ambulatoriale che in regime di ricovero. Ad ora non ho mai avuto alcun problema in merito all’approvvigionamento, se non in periodi in cui la disponibilità era praticamente assente su tutto il territorio nazionale.”

 

I: “Cosa si augura per il futuro?”

B: “L’Italia ha fatto molti passi avanti ma serve ancora tempo per avere un meccanismo integro, rodato e perfettamente funzionante. Al momento siamo lontani dall’ indipendenza totale nei confronti dei Paesi da cui siamo “costretti” ad importare, troppi malati riscontrano ancora diverse difficoltà nel reperire i farmaci prescritti dai propri medici e non da ultimo non aiutano le differenze tra i vari sistemi sanitari regionali. Ma la strada è tracciata e l’Italia la sta percorrendo al meglio. Per cui il mio augurio per il futuro sarà: Vietato fermarsi…”