Intervista al ricercatore Massimo Nabissi: ricerca, cannabis e tumori

Infiorescienza intervista Massimo Nabissi, ricercatore e docente presso l’università di Camerino.

I: “Prof. Nabissi quali sono i progetti di ricerca pre-clinica sui quali ha lavorato relativi all’affiancamento della cannabis alle terapie standard in campo oncologico?”

N: “Negli ultimi dieci anni ho lavoro con colture cellulari e biopsie di tumori cerebrali, mieloma multiplo ed attualmente endometrio.”

 

I: “Quali risultati avete ottenuto in fase pre-clinica?”

N: “I risultati pre-clinici nel glioblastoma e nel mieloma multiplo evidenziano che la combinazione THC/CBD con i farmaci utilizzati nella terapia standard somministrata ai pazienti, permette di migliorare la risposta farmacologica e di ottenere maggiori effetti anti-tumorali. Sinteticamente la combinazione THC/CBD e chemioterapici induce una maggiore mortalità delle cellule tumorali rispetto al chemioterapico somministrato da solo.”

 

I: “Sappiamo che i vostri risultati sono stati acquistati da alcune case farmaceutiche che hanno portato la ricerca in fase clinica, in questo momento a che punto è la sperimentazione e che risultati sono stati raggiunti sui pazienti che ne hanno preso parte?”

N: “L’unica sperimentazione clinica i cui dati sono stati comunicati, riguarda il glioblastoma. In questa sperimentazione i pazienti che aggiungevano THC/CBD al chemioterapico (TEMODAL), hanno avuto una risposta terapeutica maggiore. I dati sono riassunti nel sito della casa farmaceutica (GW Pharmaceutical). Nel mieloma multiplo sembra che sia in corso una fase clinica, ma attualmente non ho nessuna notizia degli eventuali risultati. Comunque non sono coinvolto nella fase clinica, quindi rimango in attesa come tutti gli interessati.”

 

I: “Ai pazienti durante lo studio clinico é stata somministrata la cannabis come pianta nella sua interezza o estratti sintetici di thc e cbd?”

N: “THC e CBD isolati da piante di cannabis.”

 

I: “Crede che con l’intera pianta si sarebbero potuti ottenere risultati migliori sfruttando l’effetto entourage?”

N: “Teoricamente direi di si, ma senza dati sperimentali è difficile sostenerlo. E sperimentazioni con l’estratto completo non mi risultano, ad oggi.”

 

I: “Può spiegarci brevemente quali sono tutte le fasi della ricerca?”

N: “L’approvazione di un farmaco per una specifica patologia richiede una sperimentazione pre-clinica in cellule umane certificate come modello per quella specifica patologia. Ottenuti dei dati promettenti a livello terapeutico, verificando possibilmente che il farmaco abbia una azione meno tossica in cellule normali dello stesso tessuto oggetto della patologia, si passa alla fase pre-clinica “in vivo”, cioè su modelli animali o modelli accreditati di sperimentazione “animal free”, come colture cellulari tri-dimensionali od embrione di pollo. Se i risultati mantengono un andamento promettente si può richiedere di avviare uno studio clinico (suddiviso in varie fasi), fino ad arrivare ad utilizzare il nuovo farmaco come terapia sostitutiva o combinata con la terapia in uso fino al quel momento nei pazienti.”

 

I: “Il fatto che uno studio avvenga sulla cannabis terapeutica quali difficoltà implica a livello di permessi ministeriali per il reperimento della sostanza?”

N: “La sperimentazione con THC o fitocomplessi contenenti THC richiede un’autorizzazione ministeriale sia per l’acquisto che per la sperimentazione. Ogni volta che si usa il composto cannabinoide, bisogna segnare in uno specifico registro il giorno dell’esperimento e le quantità utilizzate. Al termine della sperimentazione, la quantità eventualmente rimasta deve essere distrutta.”

 

I: “Dai suoi studi in campo oncologico oltre alla riduzione degli effetti collaterali delle terapie standard (chemio e radio) la cannabis ha mostrato avere altre caratteristiche che andrebbero approfondite e studiate?”

N: “Molte delle risposte terapeutiche dei cannabinodi dovrebbero essere studiate in modo più approfondito.”

 

I: “Si può affermare che la cannabis ha un’azione antitumorale scientificamente provata? Può agire anche sul blocco della formazione di nuove metastasi?”

N: “A livello pre-clinico si. Il THC e CBD hanno mostrato attività anti-tumorale e anti-metastatica in diversi modelli sperimentali in vitro e vivo.”

 

I: “A suo parere di fronte ad un caso oncologico in cui le terapie standard non sono risolutive sarebbe auspicabile affiancare la cannabis terapeutica con un coinvolgimento di oncologi e radioterapisti?”

N: “Domanda difficile. Diciamo che a livello di benessere del paziente, a detta di chi la utilizza sembrerebbe di si. Affiancare la cannabis migliora le condizioni fisiche e psicologiche del paziente. Direi che io sono più per cercare di studiare un eventuale utilizzo della cannabis già nelle prime fasi della terapia oncologica, e non come terapia palliativa quando al paziente viene detto “non c’è più niente da fare”. Inoltre bisogna fare una distinzione fra risposta che crea “benessere” e risposta terapeutica. Ben venga il benessere, ma bisogna puntare all’effetto terapeutico, almeno dal mio punto di vista.”

 

I: “A suo parere perché di fronte a risultati pre-clinici (e clinici) molto incoraggianti su forme tumorali fortemente aggressive come il glioblastoma multiforme esiste tutta questa resistenza ad affiancare una sostanza i cui effetti secondari, laddove si presentino, non sono paragonabili agli ormai noti effetti collaterali di chemio e radio?”

N: “Mah, qui di ipotesi ce ne sono molte ed estremamente variegate fra loro. Penso che uno studio programmato e controllato nei minimi particolari, possa tranquillamente superare tutti gli eventuali dubbi e resistenze.”