Il dottor Lissoni scrive per inFioreScienza:
la cannabis che è in noi

La contrapposizione fra natura e società, quest’ultima con la sua struttura culturale, ha comportato inevitabilmente ad una visione negativa delle sostanze prodotte dalla natura che sono in grado di modificare gli stati di coscienza della mente umana. Ciò a tal punto da chiamarle non sostanze psicotrope, che come tali dovrebbero essere considerate, ma invece come droghe, concepite come sostanze distorcenti la realtà e tali da generare una realtà virtuale. Così in modo morboso, le varie sostanze psicotrope furono divise in droghe pesanti e leggere, droghe in grado di indurre una dipendenza fisica o non e secondo infinite altre definizioni tranne una, ovvero quella in grado di differenziare in base ai diversi effetti sulla coscienza individuale delle persone in due classi: quelle in grado di espandere la coscienza o ridurla.

Riducono la coscienza gli oppioidi e le benzodiazepine sono nulle sulla coscienza, la cocaina e le anfetamine non la riducono nè la espandono.
Sostanze  espansionali sono la cannabis, il cui principio attivo psicotropo è il THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo) e tutte le varie sostanze allucinogene caratterizzate da una struttura di tipo betacarbolinico (Armina, armalina, e metoxyarmalano) contenuti nella ruta siriaca, la mescalina, contenuta nel peyote, la psilocibina, contenuta nel fungo psilocybe e l’ LSD (dietilammide dell’acido lisergico derivante dall’acido lisergico contenuto nella segale  infettata dal claviceps  purpurea).

L’evoluzione della scienza, in particolare nella disciplina della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia) all’opposto del populismo scientifico, dimostra che non solo non è vero che le varie sostanze psicotrope danno la distorsione della realtà ma mimano, mediano e presiedono ai normali processi chimici che avvengono nel nostro cervello. È stato così dimostrato che il cervello umano produce esso stesso molecole di natura oppioide (endorfine, dinorfine ed encefaline), sostanze di natura catecolaminergiche equivalenti endogeni della cocaina, sostanze di natura betacarboliniche, quindi provviste di potenzialità allucinogene in particolare la 6 Metoxy  1-2-3-4 tetraidro betacarbolina, nota come pinolina o pinealina e la dimetiltriptamina ed infine molecole di natura cannabinergica (arachidonoiletanolammide o anandamide e la 2- arachidonoiletanolammide glicerolo).

Ogni sostanza può essere utile all’esistenza umana solo nella misura in cui venga usata con lo stesso significato per il quale esiste nella mente divina, così i cannabinoidi sono concepiti per il piacere dell’anima, la cocaina per i piaceri del corpo e le betacarboline per i piaceri dello Spirito. Gli oppioidi invece sono concepiti per la cura del dolore, guai se non esistesse la morfina per la cura del dolore ma guai parimenti chiedere alla morfina di darci il piacere, essendo stata concepita all’opposto per togliere il dolore.
Rapportate alla vita umana di ogni giorno le sostanze più umanamente utili sono i cannabinoidi i quali preposti come dono di Dio all’amplificazione di ogni piacere come l’appetito, l’erotismo, lo studio, fino alla ricerca di Dio.

Ora preso atto della povertà dei filosofi moderni lasciamo che la stessa cannabis interroghi il genere umano esortandolo a questo quesito: esistono diversi tipi di piacere o esiste un solo piacere in Dio nei diversi suoi volti?

Dott. Paolo Lissoni