I benefici della cannabis terapeutica:
la storia di Antonella

Da un paio d’anni assumo cannabis (olio di Bedrocan) per far fronte a forti dolori cronici di tipo neuropatico. Con successo. La prescrizione la devo al Centro Antidolore di Sestri Levante (GE) diretto dalla dott.ssa Monica Bonfiglio. Quando vi sono approdata ero in condizioni critiche, piegata da dolori che non riuscivo più a sopportare, al punto di voler quasi farla finita perché non c’era farmaco che li calmasse. Ne ho provati una ventina, anche combinati tra loro, prima di fare la conoscenza della cannabis come possibile analgesico. Lo appresi per caso captando una conversazione in autobus. Nessuno dei miei medici me ne aveva mai accennato. Per farla breve, dopo una dettagliata prima visita per appurare l’idoneità o meno al trattamento, sono stata immessa in un programma di ricerca insieme con altri co-pazienti e da allora sottoposta ad un monitoraggio mensile, teso a cogliere le variazioni di risposta al farmaco rispetto al dolore ed eventuali effetti collaterali. Nel giro di un mese, tanto è necessario perché la sostanza entri in circolo (e ne esca), i dolori si sono prima attenuati e poi scomparsi quasi del tutto, senza più ricorrere ad altri analgesici. Il dosaggio, all’inizio progressivo, si è poi stabilizzato ed è rimasto invariato da allora. La sua distribuzione, gratuita e sotto forma di olio in gocce contate una per una, è affidata alla farmacia dell’Ospedale di Sestri Levante e avviene una volta al mese, previo ricetta dei medici del Centro.s

Per via di altra patologia neurologica cronica, preesistente a quella neuropatica attuale e per cui ricorro alla cannabis, ogni anno devo sottopormi al giudizio della Commissione Medica Locale Patenti Guida, portando tutte le pezze d’appoggio del caso. Dall’anno scorso, alla solita documentazione, si è aggiunta la segnalazione da parte del medico di base dell’assunzione di cannabis terapeuitica e il certificato del Centro Antidolore, dove si dichiara che la sua assunzione, peraltro in dosi molto basse, non ha dato luogo a effetti collaterali. Quest’anno (2018) il rinnovo non mi è stato concesso: non idonea perché fa uso di cannabis. Una decisione, da parte della Commissione, in linea con le normative di legge, che non contemplano neanche l’opportunità di valutare i dosaggi, la risposta soggettiva al farmaco, la qualità della vita, le circostanze specifiche… e la persona. In quanto a me la decisione della Commissione comporterà un radicale mutamento di vita, non facilissimo a 72 anni. Dovrei lasciare la mia casa, il mio orto, rinunciare al lavoro e alla socializzazione. Abito infatti da sola in campagna sulle alture, a un paio di chilometri dal primo centro abitato e siccome continuo felicemente a lavorare ho la vitale necessità di spostarmi in autonomia. Aggiungo che, in 54 anni di guida, non ho mai causato incidenti, se si escludono un paio di parafanghi. Ma per i membri della Commissione conta la Legge e la sua applicazione, di cui essi devono essere i garanti. La Legge, infatti, “non lascia loro alcun margine”. Eppure si registrano casi in cui, avvalendosi della discrezionalità in una materia peraltro pervasa dalla confusione legislativa, la patente è stata concessa dai commissari stessi o dai giudici in sede di ricorso.

Una storia qualunque, nemmeno interessante la mia, ma che proprio per la sua banalità impone alcune considerazioni di carattere più generale:

  • La necessità e urgenza di stabilire dei limiti e porre delle norme rispetto all’uso della cannabis (terapeutica e non) come pure di quelle sostanze, definite “stupefacenti”, e usate anche a scopo analgesico;
  • In secondo luogo, vanno coordinati gli sforzi al fine di appianare le contraddizioni che regolano la materia. Ciò richiede che la questione-cannabis venga affrontata in maniera responsabile, coerente e scevra da pregiudizi da parte di medici e legislatori, Forze dell’Ordine e Assicurazioni e che, sedotti dalla sua complessità, non si sia indotti a pretendere di stabilire delle Verità assolute.

L’appello è dunque al buon senso e al rispetto per la dignità della persona, in omaggio a una flessibilità necessaria per risolvere problemi che hanno tante facce quanti sono i soggetti implicati .