Intervista al Dottor Cifelli, medico e ricercatore in ambito Cannabis Terapeutica

La redazione di inFioreScienza ha intervistato il Dottor Pierangelo Cifelli, medico e ricercatore di Roma in ambito Cannabis Terapeutica.

I: “Dottore quando e come si è interessato alla Cannabis terapeutica e soprattutto come si è mosso per avere informazioni e capire come prescrivere e usare la Cannabis ? Cosa consiglierebbe ad un medico che volesse approcciarsi alla C. terapeutica?”

C: “Ho iniziato ad interessarmi all’utilizzo della cannabis terapeutica circa 6 anni fa. Ho cominciato a fare ricerche a riguardo spinto dalla necessità di trovare delle alternative terapeutiche per un mio familiare affetto da dolori articolari importanti che determinavano un decadimento evidente della sua qualità di vita. Inoltre l’utilizzo cronico di farmaci anti-infiammatori e anti-dolorifici aveva determinato l’insorgenza di effetti secondari che non facevano che peggiorare la situazione. Mi resi conto che in Italia era possibile prescrivere cannabis terapeutica e che il caso in questione rientrava pienamente tra le indicazioni all’uso (dolore farmaco-resistente ed effetti collaterali importanti legati alla terapia tradizionale). Il secondo problema riguardava l’individuazione di farmacie con competenze in materia ed in grado di fare preparazioni galeniche certificate e ripetibili. L’incontro con il Dr Marco Ternelli, titolare della omonima farmacia, è stato di fatto fondamentale. Il confronto con il collega è stato molto importante, e il continuo scambio di informazioni mi ha permesso di mettere in atto dei protocolli standardizzati di preparazione per le diverse patologie da trattare. Un altro aspetto molto importante di questa attività è stato quello di inserire nello staff medico del nostro studio un collega con specializzazione in medicina interna. Questa scelta si è rivelata fondamentale nella gestione di pazienti affetti da patologie multiple e in trattamento con poli-terapie farmacologiche.

Devo dire che negli ultimi 5 anni la situazione della cannabis terapeutica è molto cambiata in ambito clinico; sempre più colleghi hanno cominciato ad interessarsi all’argomento e le possibilità di trovare clinici in grado di fornire questo tipo di competenze sono aumentate.

Il consiglio che do a chi si avvicina a questo tipo di approccio clinico è quello di studiare molto, cercare le ultime ricerche pubblicate (ed ultimamente ne stanno uscendo tantissime) ed approfondire l’argomento giorno dopo giorno.”

I: “Nella sua esperienza clinica quali sono i pazienti che hanno avuto un maggior beneficio nell’usare la cannabis?”

C: “Le indicazioni per il trattamento con fito-cannabinoidi sono numerose e con l’avanzare degli studi scientifici aumentano sempre più. I nostri risultati migliori li stiamo ottenendo nel trattamento del dolore cronico farmaco-resistente. Oltre ad ottenere un miglioramento dal punto di vista del controllo del dolore, stiamo riuscendo (con non poca fatica) a ridurre l’assunzione di farmaci anti infiammatori ed anti-dolorifici (soprattutto di farmaci oppioidi). Ottimi risultati li stiamo ottenendo anche nel trattamento di patologie su base auto-immune e nel trattamento delle patologie infiammatorie del tratto gastro-intestinale. Un altro ambito terapeutico che sta dando risultati importanti è quello del trattamento delle epilessie farmaco-resistenti. L’utilizzo di fitocannabinoidi in alcune forme di encefalopatie epilettiche  ci permette di ridurre il numero e la gravità delle crisi epilettiche.”

I: “Quanti paziente segue attualmente e per quali patologie?”

C: “Ad oggi abbiamo oltre 200 pazienti in trattamento e come dicevo prima le patologie trattate sono diverse; dal dolore cronico alle patologie autoimmuni, dall’insonnia farmaco-resistente alle emicranie fortemente invalidanti.”

I: “Quanto è importante accompagnare e seguire il paziente in trattamento con la Cannabis, non solo in ospedale, ma anche nel quotidiano? La terapia con la C. porta a far sì che si instauri un rapporto più stretto con il paziente e questo in qualche modo è importante anche per la costruzione di una terapia cucita su misura per il paziente stesso?”

C: “L’approccio con il paziente quando si intraprende questo percorso terapeutico è molto importante. Il primo problema da affrontare riguarda il pregiudizio verso questi principi attivi. Anni e anni di mala-informazione, portata avanti anche da figure con cariche politiche importanti, non aiuta certo lo sdoganamento di questo terapia. Rimane famosa la dichiarazione di qualche anno fa fatta pubblicamente (“la cannabis provoca i buchi nel cervello”). Al di là del populismo di certe affermazioni, fatte solo per ottenere un rendiconto politico personale, il problema rimane poi quello di cambiare certi luoghi comuni. Affermazioni come quella portata in esempio hanno un clamore mediatico difficile da scalfire, nonostante le pubblicazioni scientifiche dicano il contrario. Risulta poi complicato spiegare che la cannabis è tra le poche sostanze esogene con attività neuro-protettiva e in grado di promuovere la neuro-genesi cerebrale, quando i media danno risalto ad affermazioni superficiali e senza nessuna base scientifica. Al di là di queste difficoltà iniziali, soprattutto con pazienti anziani, il rapporto poi migliora di giorno in giorno. Il rapporto con il paziente è importantissimo, proprio perché in base ai feedback che riceviamo durante la terapia siamo in grado di aggiustare i dosaggi terapeutici in base alle esigenze del singolo paziente. Va tenuto in mente che con questa terapia i risultati ottenuti sono molto soggettivi e variano in base a diverse variabili (età del paziente, peso e percentuale di massa grassa, funzionalità renale ed epatica, assunzione di altri farmaci che possano interferire con il metabolismo epatico). L’idea di prescrivere questo farmaco e poi lasciare la sua gestione in mano solo ai pazienti è sbagliatissima, e molte volte il mancato raggiungimento di risultati apprezzabili è legato a questo tipo di approccio.”

I: “Corsi di aggiornamento ed esperienza clinica quanto sono importanti per una corretta prescrizione e comprensione di questa terapia, farmaco che si presenta in una forma poco consueta rispetto al classico farmaco di “sintesi”? I medici si ritrovano a dover dosare e prescrivere una pianta e non un farmaco dotato di bugiardino e con una forma più classica come quella di una pillola.”

C: “Corsi di aggiornamento realmente validi ad oggi sono pochi e l’unico modo per acquisire esperienza in questo campo è legato quasi esclusivamente alla esperienza clinica sul campo. Va anche detto, che in Italia, a mio parere, abbiamo una comunità di medici, seppur ancora ristretta, con competenze e capacità che nel resto d’Europa ancora non sono state raggiunte. Anche a livello legislativo a mio parere l’Italia è un paese all’avanguardia, il problema che si propone però in maniera abbastanza regolare è quello dell’approvvigionamento del farmaco. Purtroppo in Italia non è garantita la continuità terapeutica, e molti pazienti nonostante i miglioramenti clinici evidenti sono costretti a sospendere la terapia per periodi più o meno lunghi. Altro problema importante che andrebbe rivalutato con urgenza riguarda la possibilità di rimborso da parte del SSN. Ad oggi le patologie per le quali la rimborsabilità è garantita sono poche, e a livello regionale non c’è una uniformità sulle modalità di prescrizione e di approvvigionamento. Per alcune patologie le spese che i pazienti si trovano ad affrontare sono importanti (penso ad esempio alle epilessie pediatriche farmaco-resistenti) ed aiutarli ad affrontare questo percorso terapeutico è secondo me un dovere etico e morale.”

I: “Lei è anche un ricercatore in ambito Cannabis, ci può raccontare qualcosa in merito ai suoi studi?”

C: “Oltre all’attività clinica, da circa 15 anni mi occupo di ricerca di base, nell’ambito delle epilessie farmaco-resistenti. L’attività di ricerca mi ha sempre affascinato, e mi ha portato ad avere esperienze di ricerca in ambito internazionale. Ho trascorso 4 anni tra Canada e Stati Uniti, ed ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorare con equipe di ricerca dall’altissimo profilo scientifico. Il mio interesse principale riguarda lo studio dei meccanismi di epilettogenesi (meccanismi capaci di trasformare un cervello sano in uno epilettico) e la ricerca di nuovi farmaci in grado di ridurre il numero e la gravità delle crisi epilettiche in pazienti farmaco-resistenti, con minori effetti secondari rispetto ai farmaci attualmente in commercio. E’ stata proprio la ricerca di nuove molecole con attività farmacologica a portarmi a studiare i meccanismi d’azione dei fito-cannabinoidi su tessuti ottenuti da pazienti epilettici farmaco-resistenti. Con il mio gruppo di lavoro stiamo ottenendo risultati molto incoraggianti e riconoscimenti scientifici importanti. Attualmente ci stiamo occupando delle possibili interazioni farmacologiche tra cannabinoidi e farmaci anti-epilettici classici, per poter finalmente mettere in luce quali possano essere le controindicazioni e le indicazioni all’utilizzo della cannabis in questo tipo di malattie.”